Testo

Il territorio di Matera fu abitato sin dal paleolitico come dimostrano i numerosi reperti custoditi presso il Museo archeologico nazionale “Domenico Ridola”. Nell’età dei metalli i rioni Sassi risultano già ampiamente urbanizzati in nuclei sparsi.

La città comincia a vivere il suo medioevo con l’arrivo dei Longobardi. Il Duca Romoaldo, minacciato da Costanzo, Imperatore di Costantinopoli, nell’anno 612 la dotò di mura di cinta e la chiamò Materia. Nell’anno 994 la città subì il feroce assedio dei Saraceni e fu distrutta.

Il primo Conte normanno della città fu Guglielmo, figlio maggiore di Tancredi, conte d’Altavilla, che prese la città nell’anno 1042. Seguì il dominio dei Conti Loffredo, sotto i quali, come ci racconta il Tasso nella “Gerusalemme Conquistata”, 500 cavalieri Templari di Matera partirono crociati in Terra Santa.

È una nobile storia quella di Matera. Sin dal tempo degli Svevi e degli Angioini, i materani vollero essere liberi, cioè senza Baroni e alle dirette dipendenze del Re, così quando gli Aragonesi nel 1497 vendettero la città al conte Giancarlo Tramontano, maestro di Zecca di Napoli e Dell’Aquila, essi si riscattarono uccidendo in rivolta l’inviso feudatario.

Nel 1663 divenne Capoluogo della Basilicata, ma nel 1806 il Re Giuseppe Bonaparte trasferì a Potenza la guida della Regione. La città non fu estranea ai moti che portarono all’Unità d’Italia e può vantare tra i suoi cittadini Giambattista Pentasuglia, tenente Colonnello di Garibaldi, medaglia d’oro al patriottismo, che tanta parte ebbe nella riuscita della spedizione dei Mille.

La città fu elevata a capoluogo di Provincia nel 1927.

Il nucleo più antico è la Civita, sviluppatosi in posizione dominante e facilmente difendibile. Ai lati due borghi abitati: il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso che si affacciano a picco sul torrente Gravina. Un groviglio di case e di grotte, disposte su vari livelli, così che il tetto di una abitazione funge anche da strada del piano superiore e viceversa. Le case sono raccolte attorno ad uno spazio aperto comune, il vicinato, con al centro la cisterna per la raccolta delle acque meteoriche. Questa antichissima forma insediativa considerata “vergogna nazionale” negli anni ‘50 e ‘60, simbolo del degrado del mondo contadino, fu abbandonata in seguito ad una legge speciale di risanamento, e gli abitanti trasferiti in nuovi rioni costruiti tra il 1953 e il 1968, secondo uno specifico e organico piano regolatore redatto dall’architetto Luigi Piccinato.

Oggi numerosi sono gli interventi volti alla salvaguardia e al recupero funzionale degli ambienti. Dal 1993 i Sassi e la Murgia sono iscritti nella lista delPatrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO.


Testo di Giovanni Ricciardi: www.percorsiguidati.it

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